Wonder Woman di Greg Rucka

Lo scrittore Greg Rucka ha dato origine nell’arco di venticinque numeri, più un prologo e un annual, a una delle versioni più splendide della Wonder Woman di tutti i tempi. La DC Comics, e di riflesso la RW Lion – Edizioni che propone questo personaggio in Italia, dovrebbe essere entusiasta del risultato raggiunto dall’autore ingaggiato per il ciclo iniziato sotto l’etichetta Rebirth. Rucka, fumettista e scrittore statunitense, aveva già preso le misure dell’amazzone di Themyscira con la stupenda Wonder Woman: The Hiketeia, graphic novel illustrata da J. G. Jones, in cui la principessa Diana si confronta con Batman. Nella recente saga, aiutato da eccellenti disegnatori come Liam Sharp e Nicola Scott, lo sceneggiatore si spinge oltre e ricostruisce il mito di Wonder Woman dalle origini.

La rinascita di Wonder Woman

L’idea di Greg Rucka è quella di congiungere il passato di Diana al presente e di rimettere ordine a origini spesso contrastanti in virtù degli autori di turno. Il dubbio più grande che grava ancora sulle spalle dell’amazzone è quello relativo alla sua stessa nascita: Wonder Woman di chi è figlia? È nata dal fango per opera divina e desiderio della madre Ippolita, oppure è figlia di una notte di passione tra la madre e Zeus, padre di tutti gli Dèi dell’Olimpo?

Il miglior rimedio per rivalorizzare le qualità delle donne è creare un personaggio femminile con tutta la forza di Superman e in più il fascino di una donna brava e bella.

Per cominciare, il suo creatore è chi ha espresso la dichiarazione sopra: William Moultom Marston, che nel dicembre del 1941 espresse la necessità di dar vita al primo importante protagonista femminile. Lo psicologo non poteva immaginare quante volte la sua eroina sarebbe stata rimaneggiata con l’avanzare della società e il mutamento in essa della condizione delle donne. È toccato a Greg Rucka sbrogliare la matassa e fornire delle risposte definitive alle origini dell’amazzone più famosa dei fumetti.

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Illustrazione di Liam Sharp © Tutti i diritti riservati.

Wonder Woman oggi e ieri

Per riuscire nel suo intento, Rucka porta avanti due grandi trame in contemporanea e le alterna in ogni albo: se nel primo si parte con la Wonder Woman nel presente, in cerca di risposte a quesiti che la tormentano, nel secondo albo ritroviamo una principessa Diana spensierata, nel pieno della giovinezza sull’isola delle amazzoni. Lo scrittore ha la capacità di offrire due intense chiavi di lettura senza mai creare confusione nel lettore, anzi, lo avvinghia fornendo domande e risposte con un ritmo lento, tuttavia necessario a ricostruire un mito dalle fondamenta. Ogni tassello, non solo narrativo ma anche artistico, è sistemato in modo da generare un mosaico preciso: mentre le vicende ambientate nel passato della principessa Diana sono illustrate dal tratto fresco, brioso e morbido di Scott, quelle calate nel presente sono affidate al tratto ombroso, spigoloso e dettagliato di Sharp. È impossibile preferire un artista all’altro: entrambi producono un lavoro che attrae per ragioni diverse ed è pienamente congeniale.

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Illustrazione di Nicola Scott © Tutti i diritti riservati.

Disegno e testo in perfetta sintonia

La riuscita del connubio illustrazione e scrittura non è fornita soltanto dal talento di Rucka e dai fumettisti che lo affiancano in questo lavoro. L’elemento aggiunto è la scelta azzeccata di suddividere i compiti, e quindi il differente stile dei disegnatori, nella narrazione di passato e presente. Nicola Scott – e Bilquis Evely che lo sostituisce in alcune fasi del ciclo – ha sì un tratto completamente diverso da Liam Sharp, ma è perfettamente funzionale per raccontare, attraverso i suoi disegni, il passato solare e la giovinezza della principessa Diana. In parte, Scott ricorda il lavoro di George Pérez, la straordinaria luminosità della sua Wonder Woman, ma l’artista del ciclo Rinascita offre un’amazzone ancora più intensa, istintiva, radiosa, già colpita dal fato tuttavia ottimista e fiduciosa in ogni linea. Al contrario, il collega Liam Sharp propone una Diana traboccante di ombre, particolari, profonda e riflessiva, ricca di fascino ormai adulto eppure piena di dubbi e incertezze, non per questo meno carismatica. Entrambe le versioni, tanto dissimili, rendono un quadro completo dell’incantevole principessa amazzone.

Un’opera completa e necessaria

Lo sceneggiatore statunitense si occupa di ogni aspetto dell’universo dell’amazzone richiamando nella saga avversari storici e alleati, figure controverse e amici stretti. Un ruolo basilare lo riveste Ares, dio della guerra e nemico più implacabile di Wonder Woman, ma c’è spazio davvero per tutti: l’immancabile Steve Trevor, primo uomo sbarcato sull’isola delle amazzoni e grande amore di Diana, la migliore amica Etta Candy – qui in versione black, matura e preziosa alleata -, l’amica/nemica dottoressa Barbara Ann Minerva, che nelle intenzioni di Rucka dovrebbe conferire maggiore profondità alle storie della protagonista, grazie alla maledizione di Cheetah. E non mancano figure apparentemente di secondo piano, ma congeniali all’affresco globale, come il Dottor Poison, Veronica Cale e Cyber.

Il talento di Greg Rucka

Come detto, la saga ha un ritmo lento e si dipana alternando le vicende in numeri pari e dispari. Ma questo, che potrebbe apparire come un difetto per altri sceneggiatori, è tramutato da Rucka in un punto di forza: lo scrittore ha un talento, raro per il mondo dei comics americani, unico nel dosare sapientemente le parole permettendo la completa espressione del disegno. Non riempie mai le pagine con balloon soffocanti, frasi inutili e ridondanti: lui usa il testo per risaltare la storia, lo riduce all’indispensabile senza mai eccedere nel troppo o nel poco. E, con lo straordinario apporto dei disegnatori di questo ciclo, il risultato non può che essere ammaliante.

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