Disney ha rovinato la Marvel?

Nel 2009 la Walt Disney Company acquisisce la Marvel Entertainment e, con essa, centinaia di personaggi prodotti e distribuiti dal marchio della casa delle idee. Dopo qualche anno c’è da chiedersi chi abbia stipulato il miglior affare da un accordo che ha messo sul piatto vari miliardi di dollari: il compratore? Oppure il venditore? Di certo non ci ha guadagnato il lettore dei fumetti Marvel, visti i risultati in progressivo ribasso delle vendite dei comics. La nuova linea editoriale Disney ha smantellato i super-eroi Marvel.

La casa delle idee produce pellicole cinematografiche di buon spessore almeno fino al primo Thor, grazie alla regia di Kenneth Branagh: una traccia cominciata con il primo Iron Man e con Captain America – questo almeno sino ai primi due film della saga dello scudiero, poi il meccanismo inizia a scricchiolare in Civil War . Sono lavori dall’ottimo riscontro di pubblico e rispettosi delle caratteristiche dei personaggi nati sui fumetti. Riescono a offrire il giusto pathos equilibrato con una corretta dose d’ironia: le stesse qualità che, da sempre, accompagnano le storie su carta dei super-eroi nati dalla mente di Stan Lee.

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Stan Lee © Tutti i diritti riservati.

Disney trionfa al botteghino

Quando la Disney interviene nelle produzioni cinematografiche, qualcosa cambia radicalmente: il pubblico si diverte e preferisce l’umorismo, talvolta demenziale, alla peculiarità dei protagonisti. Il successo di film come Avengers e dei successivi Thor, Captain America, Iron Man ecc. è indiscutibile: gli incassi sono ottimi in tutto il mondo e il politically correct diventa imprescindibile. Non sono più i super-eroi a presentare il loro universo Marvelliano agli spettatori in sala, bensì è il nuovo cosmo cinematografico a dettare le regole ai personaggi nei fumetti.

Spero davvero che ci stancheremo tutti degli Avengers molto presto. Ci sono tante altre storie da raccontare oltre alle vicende di questi maschi iper-attrezzati e senza famiglie che fanno cose mortali per due ore distruggendo città nel frattempo. Sono un po’, hey, diamoci una svegliata! (James Cameron)

Prima di Disney

La differenza sostanziale è insita nell’approccio dei fans. Nelle pellicole prodotte dalla Marvel e dalla Fox, il lettore di fumetti andava in sala con l’aspettativa di vedere, trasportate sul grande schermo, le gesta dei suoi personaggi preferiti con la speranza di cogliere lo spirito che aveva amato nei comics. Perciò nella fiducia di vedere una rappresentazione delle origini, dei protagonisti, dell’ambientazione tipica delle avventure su carta ma fedele alla matrice tracciata da disegnatori e sceneggiatori fumettisti: un film era riuscito se sapeva dare al fan quel senso di meraviglia che il lettore percepiva sull’inchiostro.

Cos’è cambiato con la Disney

Oggi il fan di super-eroi è avvolto dall’aura creativa improntata dalla Disney e dal business che ne è alla base: la deferenza nei confronti del fumetto su carta passa in secondo piano, la compagnia di Topolino & Co è riuscita a produrre un universo narrativo a sé stante a cui non importa più accontentare il lettore, ma interessa il guadagno prodotto da milioni di biglietti venduti. Di fatto, i comics non condizionano ancora la celluloide e ne sono, invece, irrimediabilmente subordinati. Con tutte le conseguenze del caso.

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Avengers Marvel Now © Tutti i diritti riservati.

Disney influenza Marvel Now

Il tessuto delle storie a fumetti assorbe i dettami del nuovo proprietario Disney e i personaggi storici della Marvel sono costretti a mettersi da parte in virtù delle nuove regole creative.

  • Politically correct – Le avventure dei super-eroi non devono in alcun modo offendere le varie categorie sociali e hanno il compito, qualsiasi sia l’idea di partenza, di ricusare ogni pregiudizio razziale, religioso, etnico o sessuale.
  • Globalizzazione – Di fronte a uno sgretolamento mondiale dei valori famigliari, in favore dell’individualismo e delle minoranze razziali, religiose, etniche e sessuali, il nuovo corso Marvel deve assorbire la presunta società del terzo millennio e porla in risalto.

La casa delle idee adotta perciò, tra gli altri, uno Spider-Man, un Nick Fury, e un Captain America di colore e poi nazista, una Ms. Marvel musulmana, un Thor femmina, un Iron Man di colore e femmina, oltre a cambiare la natura di alcuni super-eroi come l’Uomo Ghiaccio, che si proclama omosessuale.

Non sarebbe stato meglio realizzare nuovi personaggi con queste caratteristiche senza brutalizzare coloro che hanno dato vita al cosmo Marvel?

Capitan America un nazista? Ma stiamo scherzando? Jack si starà rivoltando nella tomba. Joe Simon scommetto che uscirà dalla bara per far fuori quei tizi. Una scelta del tutto sbagliata, perché tradisce completamente l’idea originale dei creatori. I fumetti non c’entrano niente con l’editoria delle riviste o con quella libraria. Un fumetto ha molto più in comune con uno scotch sigle malt che con quel genere di prodotti. Si tratta di un ambiente in cui conta la relazione, la sintonia con il pubblico, se vuoi vendere. (Jim Shooter)

Marvel Now tutto da buttare?

Il media fumetto non corrisponde al media cinema, l’uno condiziona e ispira da sempre l’altro, ma il lettore di comics ha un suo target e una sua personalità precisa che lo rende molto più esigente, nei confronti dei personaggi amati sulla carta e dei loro team creativi. La rivoluzione di Marvel Now fallisce. Gli appassionati di fumetti sono coinvolti dalla novità ma, ben presto, la respingono e trascurano la maggior parte delle collane nate dalla fervida mente di Stan Lee.

Accettare super-eroi, e loro sostituti, completamente stravolti nel colore della pelle, nell’etnia, nella religione, nelle preferenze sessuali diventa troppo.

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Thor Jane Foster © Tutti i diritti riservati.

I vertici Marvel subiscono la pesante ombra della Disney, ma sono loro a doverne pagare le conseguenze di fatturato in calo: Alex Alonso, editor-in-chief, è sostituito da C. B. Cebulski e da un massiccio ritorno al passato. Il nuovo dirigente detta subito un taglio netto che prevede l’immediato ritorno de I Fantastici Quattro – la più grande e famosa famiglia Marvel, prima e illustre vittima di Marvel Now – e una cancellazione quasi totale della precedente linea narrativa. Ma è veramente necessario eliminare ogni idea precedente?

Salviamo la potente Thor

Di un Captain America di colore o filonazista, di un Iron Man prodigio ragazzina dai capelli crespi, di un Uomo Ghiaccio vivisezionato nella sua sessualità non sentirà nessuno la mancanza – soprattutto per l’impossibilità di cancellare completamente queste nuove svolte – ma di un personaggio che ha superato, per ideevendite e qualità, il suo corrispettivo maschile possiamo farne a meno? Jane Foster, nei panni de la potente Thor, è probabilmente l’esperimento più riuscito e convincente di Marvel Now, grazie alla mente creativa di Jaason Aaron e alla mano di Russell Dauterman i quali, in un ciclo di storie emozionanti, sanno catturare l’attenzione del lettore ripagandolo con maestria.

La Disney dice NO

Chiuso il capitolo di Marvel Now, si apre quello di Marvel Legacy, con il ritorno degli storici personaggi della casa delle idee. Ma è davvero così? I lettori di comics possono riabbracciare i beniamini di un tempo? La risposta è negativa: nel frattempo, Disney e colossal cinematografici hanno condizionato le scelte narrative della Marvel, nella convinzione che spettatore e lettore vogliano incontrare i volti degli attori anche nei loro fumetti. I super-eroi su carta assumono le fattezze degli interpreti, le movenze, persino l’indole caratteriale: scimmiottano le controparti cinematografiche. In altre parole, se un appassionato Marvel crede di ritrovare i suoi comics esattamente come prima dell’avvento Disney è del tutto fuori strada.

Credo che l’unico modo con cui potrei ancora avvicinarmi a quei personaggi sarebbe se la Marvel decidesse di restituirmi la mia Hidden Years e poi non si intromettesse e mi lasciasse fare il mio lavoro. (John Byrne)

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Thor Marvel Legacy © Tutti i diritti riservati.

Topolino colpisce ancora

Topolino & Co hanno un preciso target composto da adolescenti e bambini, gli stessi, in buona parte, che si recano al cinema per assistere alle produzioni cinematografiche ispirate ai personaggi Marvel del nuovo corso. Ma i protagonisti Disney hanno anche un preciso stilema narrativo e questo prevede un’avventura comica che sfiora il grottesco: propria, legittima e sacrosanta dei cartoon di Topolino & Co, perfettamente funzionante per questi ultimi, ma assolutamente svilente per i super-eroi Marvel. La credibilità svanisce come neve al sole in favore dello spasso a ogni costo.

Thor: Ragnarok

L’apice del processo Disney è rappresentato da Thor: Ragnarok. Nella pellicola, dove attori e situazioni sono tipiche e non sfigurerebbero affatto in un cartoon Disney, Thor diviene una macchietta, una sorta di clown armato di un tuono che s’inceppa, in nome del divertimento fine a se stesso. I caratteri di epicità, rispettati da Kenneth Branagh e da Alan Taylor nelle prime due pellicole della saga, sono ignorati e ridicolizzati.

Sono stanco di questi film Marvel. Che noia. Vorrei molti più film in cui l’eroe e il cattivo hanno poteri differenti. Questo renderebbe l’azione più interessante. (George R.R. Martin)

L’inganno di Marvel Legacy

Se ora le pellicole condizionano i fumetti, non stupisce come la medesima cecità narrativa influisca pesantemente anche nell’intreccio delle storie su carta. Marvel Legacy inganna il lettore, lo induce a credere che l’universo di super-eroi creato da Stan Lee tornerà alle origini: niente di più falso. L’esempio è dato dallo stesso Thor e dal lavoro di Jason Aaron. Lo sceneggiatore, dopo il brillante ciclo improntato su Jane Foster, riporta nel ruolo da protagonista il figlio di Odino: ma non è il Thor di Stan Lee e neppure quello epico di Walter Simonson.

Marvel Legacy non è Marvel

Il nuovo figlio di Odino è nato al cinema, dalle pellicole volute e gestite dalla Disney: insieme a lui sono rinati Iron Man, Doctor Strange, Spider-Man, gli Avengers – che grazie al cinema perdono la storica traduzione italiana di Vendicatori, e prima di loro è toccato a L’Uomo Ragno – con l’ironia della ridicolaggine clownesca. Con il massimo rispetto per i clown, naturalmente. Almeno per loro.

Per cogliere il vero spirito dei fumetti Marvel occorre leggere la collana Masterworks, che ristampa le storie scritte da Stan Lee e dagli autori che hanno seguito la sua ispirazione evolvendola. Oppure occorre leggere Daredevil, I Fantastici Quattro e poco altro: le ultime collane a non essere ancora finite, sino ad oggi, in produzioni cinematografiche targate Disney.

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4 pensieri riguardo “Disney ha rovinato la Marvel?

  1. Mah, non leggo più regolarmente Marvel da un paio di anni o forse più, leggo le ristampe in volume, tra esse la bellissima Thor di Aaron, quindi non saprei dire quanto uno influenzi l’altro media, c’è da dire però che un Iron Man di colore lo abbiamo già visto oltre trentanni fa e che nel mucchio anche Miles si salva, almeno fin dove l’ho letto io, e non dimentichiamoci che gli altri media han sempre influenzato i fumetti con la differenza che un tempo erano decisamente meno rispetto alla mole di film prodotti oggi.
    Detto ciò personalmente preferisco Thor: Ragnarok ai due film precedenti, sarà diversissimo dal Thor epico di Aaron ma come film lo trovo migliore.

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    1. Se per la “bellissima Thor di Aaron” intendi riferirti a Jane Foster sono pienamente d’accordo. L’unico errore, a parer mio, più ai vertici che dello stesso Aaron, suppongo, è stato quello di eliminare – almeno per ora – il personaggio: lo avrei visto molto bene in una serie parallela e le potenzialità c’erano tutte.
      Sull’Iron Man di colore, precedente alla ragazzina attuale, la questione è un po’ diversa. All’epoca, il ciclo con James Rhodes era coerente con la storia. Oggi, l’impressione è che ci siano delle forzature per inserire, a tutti i costi, personaggi con determinate caratteristiche sessuali, religiose, etniche ecc. Errore che la stessa Marvel, proprio con Legacy, cerca di rimediare… seppur a opinabile modo suo.
      Grazie per il tuo feedback.
      🙂

      Piace a 1 persona

  2. 1. Thor Ragnarok è nettamente il miglior film della saga.
    2. Disney e Marvel hanno lo stesso pubblico (bambini, adolescenti, adulti sotto i 35)
    3. Se gli Avengers fosseri diventati uguali alle Giovani Marmotte non credo che avremmo mai visto Thanos spezzare il collo di Loki

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    1. La questione non è il target cinematografico. È chiaro che quello di Disney e Marvel coincide, in sala, perché il pubblico che legge i fumetti è solo una minima parte di quello che acquista il biglietto. Definire Thor: Ragnarok il miglior film della saga non cambia la questione ed è, invece, perfettamente comprensibile vederlo scrivere; il film non sarebbe diventato un blockbuster, altrimenti. Lo spettatore vuole e vorrà sempre vedere questo tipo di cinema, non sicuramente da oggi.
      Su Thanos mi permetto di farti notare che sbagli: non ha solo spezzato il collo a Loki, su Avengers: Infinity War, ma ha anche cancellato metà della popolazione del nostro pianeta. Questo lo ha eletto a prodotto diverso dal target Disney? Non penso proprio: non basta un genocidio per fare una pellicola di qualità.
      Del resto, le parole di Cameron, Shooter, Byrne, Martin e decine di altri addetti ai lavori lo evidenziano con estrema chiarezza.
      Tornando a monte, per quanto mi riguarda, la Disney/Marvel può produrre pellicole con le Giovani Marmotte in stile Darth Vader, se lo ritiene opportuno e, con ogni probabilità, tramutarle in campioni d’incasso ugualmente. Tuttavia dovrebbe permettere al fumetto, che a sua volta ha aperto la strada a queste pellicole, di creare in maniera indipendente. Perché chi acquista i comic non è solo un adulto sotto i 35 anni ed è, anzi, grazie a chi è sopra i 35 anni se questi film possono uscire al cinema.

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