Super-eroi? Una questione di pagine

In USA, patria d’origine dei super-eroi della DC Comics e della Marvel Comics, la collana dedicata a ogni singolo personaggio e gruppo ha una periodicità mensile e un formato classico, per le storie, di venti pagine. Non è una regola ferrea: periodicità e formato sono variabili, possono contare su un numero di pagine superiore e su più uscite nell’arco dell’anno, magari in occasione di particolari eventi narrativi. Ciononostante, le pubblicazioni degli eroi in calzamaglia escono di norma mensilmente, hanno trentadue pagine – una decina sono dedicate alla pubblicità – e sono stampate su una carta economica. In Italia le cose sono sempre state un po’ differenti. Sino alla fine del 2018, almeno.

Pagine? Meglio uscire con 48

Come risaputo da buona parte degli appassionati, nel nostro paese i super-eroi conoscono il momento di maggior popolarità negli anni ’70, decennio nel quale è approdato nelle edicole della penisola l’universo Marvel Comics, a opera della Editoriale Corno, con quattordicinali spillati di quarantotto pagine. Mentre a metà anni ’70 la Cenisio Editrice raccoglie il testimone della DC Comics e propone mensili spillati di quarantotto pagine. Questo formato attecchisce nel lettore tipo, un nucleo di acquirenti e sostenitori che sono accompagnati dai super-eroi cartacei sin dalla prima adolescenza e che compongono una significativa percentuale dei lettori di oggi.

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Captain America comic © Tutti i diritti riservati.

Ma perché scegliere 48 pagine?

Il contenuto del formato americano è variabile: se al momento, e da diverso tempo, ha una media di venti pagine, in passato le singole storie passano dalle venti alle ventidue pagine, per scendere a diciotto e diciannove, fino allo storico limite minimo delle diciassette pagine – se si escludono le storie brevi, anche di undici pagine, dove i titolari della collana sono almeno un paio -. Negli spillati quattordicinali, l’Editoriale Corno giostra personaggi e storie di varia epoca: in un singolo albo possono trovare posto anche tre o quattro avventure. Discorso analogo è quello della Cenisio. Entrambi gli editori riescono a confezionare un equilibrato compromesso tra quantità di storie offerte e prezzo contenuto, proprio grazie alle quarantotto pagine, ideali per le macchine tipografiche di stampa.

Meglio 64 oppure 32 pagine?

Crisi di vendite e nuovi approcci di stampa aprono la strada alla sperimentazione: gli editori iniziano gli anni ’80 variando i formati degli spillati e aprendo agli, sino ad allora inconsueti – eccezion fatta per i formati gigante – periodici a 64 e 32 pagine. Variano anche le dimensioni, che si riducono ed offrono proporzioni più tascabili. Aumento delle pagine con riduzione del formato da una parte, diminuzione delle pagine a fronte del medesimo formato dall’altra, non conducono a risultati molto positivi: Corno e Cenisio chiudono entrambe i battenti a metà degli anni ’80.

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Marvel Universe © Tutti i diritti riservati.

Un formato inedito in Italia (24 pagine più copertina) ma comune (e di successo) in Spagna. (Marco Marcello Lupoi, direttore Editoriale Panini Comics)

Il 10 agosto 2018, il responsabile della gestione Marvel Comics italiana ha affidato a un comunicato online, pubblicato sul sito della Panini Italia e denominato Messaggio alla nazione! di cui ho scritto diffusamente QUI, un’importante anteprima che cambia radicalmente il concetto stesso di albo dei super-eroi: l’arrivo, in pianta stabile, del formato a 24 pagine.

Fumetti monografici VS quelli antologici

Come spiegato, la scelta di inserire storie differenti in un singolo albo spillato è dovuta all’esiguo numero di pagine che compone una storia. In alcune occasioni, pur di offrire al lettore uno formato capiente, gli abbinamenti lasciano un certo grado di perplessità e la qualità globale ne risente. La scelta di Lupoi, di seguire la traccia editoriale americana, è facilitata da una stabilità di lunghezza del fumetto, assestata ormai sulle 20 pagine. Dopo le 64 e le 80 pagine, che per pura matematica spezzavano le storie in numeri a seguire, è adesso possibile leggere un solo personaggio, con una sua storia completa.

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Superman / Wonder Woman comic © Tutti i diritti riservati.

Le discutibili scelte della RW

Su motivazione e scelte editoriali precise dettate M. M. Lupoi, la distinta concorrenza, nel nostro paese rappresentata dalla RW Edizioni con etichetta Lion, resta invece ancorata su posizioni controverse. Non c’è una chiara politica di comunicazione con il lettore e le decisioni si apprendono solo a giochi fatti, o poco prima. La RW insiste caparbiamente su un formato di tipo antologico e assegna, al titolare di una collana, spalle di dubbio valore, con un conseguente calo qualitativo. A farne le spese, tra le vittime illustri, c’è Wonder Woman: costretta alla chiusura dopo cinquanta numeri e che in un paio d’anni di pubblicazione e costretta a supportare scialbi comprimari come Superwoman, Batwoman e Super-Sons, con scarsa attinenza alle storie dell’amazzone.

Il tramonto delle 72 pagine?

Gli spillati della RW, per buona parte del periodo rinascita, sono distribuiti in edicola e fumetteria a singhiozzo, senza rispettare le date stampate in copertina e dichiarando quindicinali delle uscite a malapena mensili. L’insensata svolta verso le 72 pagine, per collane come l’ormai chiusa Wonder Woman e il buon Lanterna Verde – che a 48 pagine avevano delle basi qualitative ben più valide – contribuisce ad un allontanamento del lettore medio e occasionale, anche penalizzato dalla cattiva distribuzione, e causa il conseguente aumento dei prezzi. Oggi la RW, dopo una ristrutturazione della casa madre DC, può contare su un minor numero di collane, su storie maggiormente efficaci anche per alcuni comprimari e su un distributore italiano in esclusiva, ma rimangono dubbi circa la scelta degli abbinamenti nei singoli albi.

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DC Comics © Tutti i diritti riservati.

Il formato vincente degli spillati

In apertura ho menzionato non a caso l’epoca della Corno e della Cenisio che, nel momento migliore, pubblicavano albi a fumetti di 48 pagine: questo formato resta il più logico e redditizio, per un periodico di super-eroi.

  1. Permette il contenimento dei prezzi. Per un ragionevole numero di pagine abbiamo un buon equilibrio tra costi e offerta. Se spalleggiato da un tipo di carta meno pregiata, sul modello di quella utilizzata in USA.
  2. Permette in prospettiva una buona qualità. In America sono pubblicati spillati di scarsa, media e buona fattura, spesso collane parallele del medesimo personaggio, con le quali è possibile confezionare monografici da due storie complete. Oppure scegliere il comprimario più razionale, con una giusta stabilità qualitativa.
  3. Soddisfa la componente emozionale. I lettori adulti, che sono la maggior parte degli acquirenti, percepiranno un richiamo nostalgico, familiarità e d’affetto, nel ricordo di un formato che seguivano da ragazzini.

La riduzione degli spillati

Chiaramente, scegliere una linea editoriale con albi a 48 pagine comporta due strade possibili, considerata la robusta quantità di collane di Marvel e DC Comics:

  • Pubblicare e distribuire in Italia un gran numero di personaggi negli albi spillati, per tradurre buona parte di ciò che esce in America.
  • Pubblicare e distribuire in Italia un’accorta selezione del materiale americano, per dirottare le collane meno seguite in volumi da fumetteria.

Personalmente, considerato il ridotto mercato di acquirenti, punterei alla seconda possibilità.

Le potenzialità degli spillati a 48 pagine

Panini Italia e RW Edizioni hanno già calcato la strada dei fumetti con questo formato, la prima prosegue a distribuire alcune collane a 48 pagine, resasi conto del margine di potenzialità della scelta. La RW, d’altro canto, s’intestardisce su antologici a 72 pagine dopo aver quasi abbandonato il miglior formato delle due storie complete a spillato. L’unica perplessità, a mio avviso, rimane la scelta della carta: se la Panini puntasse su una grammatura meno pregiata, come avveniva tra fine anni ’80 e inizio anni ’90, potrebbe persino ridurre il prezzo di copertina, allettando una parte degli acquirenti che si sono allontanati dal fumetto proprio per i costi ormai impopolari.

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