Un mostro immortale chiamato Hulk

Nato nel 1962 dalla mente di Stan Lee e dalla mano di Jack Kirby, The Incredible Hulk, pubblicato dall’editore Marvel Comics, è uno dei pilastri della narrativa a fumetti che ha continuato a intrattenere i lettori di tutto il mondo sino ai giorni nostri. Il celeberrimo mostro verde, come ben sanno i fans più accaniti ed i vari addetti ai lavori, ha nobili origini letterarie: s’ispira a Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, romanzo gotico di Robert Louis Stevenson, uscito nel 1886 e strizza l’occhio, come spesso avviene in casa Marvel, a una creatura della Distinta Concorrenza: il grigio Solomon Grundy. Infatti è il color cenere, quello scelto da Stan Lee per il suo nuovo mostruoso personaggio. Tuttavia, le cose prendono presto una piega molto diversa.

Il verde di Hulk è un compromesso

Difficile dire con cognizione di causa se nella mente del Sorridente padre dei super-eroi Marvel ci fosse l’intenzione di presentare un protagonista di colore, oppure se alla base della sua scelta il grigio rappresentasse una mera variante cromatica poco sfruttata dai comics. La sola certezza è relativa ai problemi tipografici di allora, dovuti a un’evoluzione tecnologica agli albori, che costrinsero lo sceneggiatore a una scelta quasi obbligata verso il verde: colore che, in quel periodo storico, era comunque poco sfruttato, salvo una delle rare eccezioni sempre per la Distinta Concorrenza, nata nel 1955, oltre cinque anni prima: J’onn J’onzz Martian Manhunter. Il marziano di Marte, tra i fondatori della Justice League of America. Se Stan Lee abbia deliberatamente ignorato la questione credendo di aver utilizzato per primo il colore verde nel mondo dei super-eroi, nessuno può più confermarcelo.

hulk-grigio-ndf
Hulk Grigio cover volume © Tutti i diritti riservati.

Hulk è temuto e odiato da tutti

Quasi per osmosi delle caratteristiche del personaggio, temuto e odiato dalle masse e dall’esercito, anche i lettori preferiscono ignorare la creatura dalla pelle grigia: colore che gli rimane appiccicato addosso per tutti i sei numeri della prima serie di The Incredible Hulk. La collana chiude per scarse vendite. Quando il mostro di Lee e Kirby viene rilanciato con il colore epidermico verde, deve accontentarsi di essere ospitato in un’altra testata. Almeno fino a quando, raggiunta una popolarità accettabile, Hulk può permettersi di sfoggiare ancora il proprio nome in copertina.

L’Hulk di Lou Ferrigno

Sull’onda della popolarità degli anni ’70, forse uno dei momenti più alti a livello creativo di un’ancora giovane Marvel, la TV si aggiudica la possibilità di produrre cartoons e, soprattutto, una serie televisiva con protagonista il noto culturista Lou Ferrigno nella parte del golia verde e Bill Bixby nella veste – destinata a lacerarsi sovente – del dottor Banner. I telefilm godono di un ottimo successo divenendo un cult e superando, in termini di popolarità, anche le produzioni cinematografiche successive. È interessante la riflessione di un pellerossa in uno degli ottantatré episodi di cui è composta la serie:

Lui ha la pelle verde, perché il nostro Dio voleva che rappresentasse tutti gli uomini; non i rossi, non i neri, non i bianchi, non i gialli. È verde per dar voce a ogni singolo uomo della terra (dal telefilm L’incredibile Hulk).

Peter David salva Hulk dalla chiusura

Proseguendo con fortune editoriali alterne, figlio di un ristagno creativo che lo relega, agli occhi del lettore, al riduttivo slogan di “Hulk Spacca” e a una capacità comunicativa estremamente limitata – spesso accostata a quella di un bambino – il mostro verde alter ego dello scienziato Bruce Banner deve attendere sino al 1987 per catturare la piena attenzione di pubblico e critica, quando l’allora trentenne Peter David ne prende in mano le redini. Proprio quando, reduce da una lunga e mediocre gestione di Bill Mantlo e da una purtroppo breve gestione di John Byrne, il pelleverde rischia fortemente una nuova pesante chiusura delle pubblicazioni.

immortal-hulk-bruce-e-betty-ndf
Immortal Hulk di Alex Ross: Bruce e Betty © Tutti i diritti riservati.

Peter David rivuole Hulk Grigio

Peter David, creativo e geniale, riplasma il personaggio di Hulk con caratteristiche mai viste prima e, approfittando dell’evoluzione tecnologica che ha ridotto i problemi tipografici, ne cambia il colore della pelle portandolo alle origini. Sotto le mani di David, il golia ora grigio assume una nuova personalità e un nuovo nome di comodo: Joe Fixit. Sbruffone, opportunista, amorale, perennemente sopra le righe, con una forza fisica di molto ridotta ma sempre consistente, l’Hulk / Fixit lavora come bodyguard a Las Vegas e conquista i fans che, negli anni successivi, premiano la testata collocandola ogni mese tra le serie più vendute, arrivando anche alla venticinquesima posizione in classifica.

David crea Il Professore e Il Maestro Hulk

In stato di grazia, lo sceneggiatore David produce una ricca serie di storie sbalorditive, attribuendo al mostro verde, colore riacquistato dal personaggio nel corso della saga, una moltitudine di personalità dominanti. Abbiamo Il Professore, una sorta di Bruce Banner con l’aspetto di Hulk – sebbene la realtà si dimostri in seguito diversa – e persino Il Maestro: un inquietante Hulk del futuro, invecchiato e spietato, con una psicologia assimilata dalle precedenti versioni, disilluso e truce; l’apice del progetto ideato da Peter David, che pone le basi per tutte le gestioni future della collana.

immortal-hulk-1-ndf
Immortal Hulk di Alex Ross: cover numero 1 © Tutti i diritti riservati.

L’horror Hulk di Al Ewing conquista

Conclusa la lunghissima corsa di Peter David durata oltre dieci anni, la vicenda editoriale di Hulk prosegue con alti e bassi, virando anche verso i toni forti di scrittori come Paul JenkinsBruce Jones, importanti nell’economia della saga e capaci di fornire nuova linfa creativa con uno sguardo disincantato ai telefilm interpretati da Lou Ferrigno. Proprio le gestioni di David, Jenkins e Jones sono le fonti d’ispirazione del nuovo ciclo sceneggiato da Al Ewing, che intelligentemente sfrutta le potenzialità più interessante del golia dalla pelle verde attirando gli sguardi interessati di pubblico e critica. L’Immortale Hulk di Ewing, lentamente ma costantemente, scala le classifiche di vendita americane superando ogni previsione e raddoppiando le tirature, sino a diventare un fenomeno di studio.

Pensavo molto al diavolo e alle varie concezioni di quella figura, e Hulk come rappresentante di quel lato oscuro, il lato oscuro di noi stessi. Quando ho fatto una delle mie ricerche ho ricordato Paul Jenkins e il suo Devil Hulk: ho evoluto il mio lavoro in quelle direzioni (Al Ewing).

Il nuovo incredibile potere di Hulk

Può un mostro smeraldino già tra i più forti super-eroi mai esistiti aumentare ancora il suo livello di potere? Secondo Al Ewing sì. Se il luogo comune su un personaggio a fumetti di oltre cinquant’anni – al settimo posto quale miglior figura Marvel di tutti i tempi per la rivista Wizard, – è quello di conoscere ormai tutto sul suo conto, lo sceneggiatore di Immortal Hulk dimostra il contrario. Il suo ciclo parte con almeno due grossi colpi di scena, se escludiamo gli altri: l’origine mistica del mostro e la sua impossibilità a morire. Bruce Banner può perdere la vita, Hulk no. Se il primo muore, il secondo ritorna la notte… riportando al mondo anche il proprio alter ego.

immortal-hulk-rick-ndf
Immortal Hulk di Alex Ross: Rick Jones © Tutti i diritti riservati.

Il sonno della ragione genera… Hulk

Aiutato perlopiù dal tratto corposo e d’impatto del bravo disegnatore Joe Bennett, Al Ewing racconta di un Bruce Banner in fuga, confuso e impaurito, soggiogato dalla crudeltà e dal sorriso inquietante del mostro verde, che non teme nulla e nessuno, neppure la morte. Hulk è beffardo, cinico, sgradevole e concentrato soltanto a esaltare le peculiarità negative che gli sono proprie. I toni spiccatamente horror, da fantascienza degli anni ’50 e ’60, quasi vintage, riportano la creatura ideata da Lee e Kirby alle origini rendendola in assoluto uno dei migliori personaggi della Marvel attuale e destinato a lasciare il segno per molti anni a venire.

Hulk è un essere del caos, odia sapere cosa fare in anticipo, detesta le città e le strutture attorno a esse perciò le distrugge e, di conseguenza, rovina la vita di molte persone. Ma Bruce Banner, il suo alter ego, non è un assassino. La domanda centrale della mia saga la possiamo definire in: Hulk è un uomo, un mostro, oppure entrambi? C’è una certa ambiguità di fondo e mi piace che ci sia (Al Ewing).

voto_hulk_ndf_2019

———

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...