I lettori (decimati) di fumetti

I fumetti non si vendono più. Le nuove generazioni non leggono i fumetti, quante volte si sentono frasi simili dagli addetti ai lavori e da alcuni appassionati, sconsolati, per le sorti poco rosee delle loro collane preferite? Quanta verità c’è dietro l’affermazione di una presunta crisi del fumetto? Iniziamo a sfatare almeno una parte delle nefaste dichiarazioni, secondo le quali, quella che è considerata la nona arte, sia in decadenza: è falso. Il fumetto non è mai stato più vivo, non ha mai raccolto più consensi di oggi. Perciò gli editori mentono? Assolutamente no, dicono il vero: i lettori di fumetti sono decimati, a fronte di una caduta verticale delle copie vendute. Eppure, anche questa considerazione, non è del tutto reale.

Quando i lettori erano dieci volte di più

È innegabile che le collane a fumetti, pubblicate periodicamente per decenni, se prese in considerazione singolarmente, abbiano delle tirature notevolmente inferiori rispetto al loro periodo migliore. È una curiosa casualità che, confrontando i dati di vendita, ci si accorga di un fattore comune a diverse collane storiche: un calo proporzionale simile di vendite. Se ad esempio analizziamo i dati – talvolta non ufficiali, ma basati su fughe di notizie e voci di corridoio – di un paio di collane della Sergio Bonelli Editore, le differenze balzano subito agli occhi: Dylan Dog e Zagor vendono un decimo di quel che riuscivano a fare negli anni di maggior successo. Ma lo stesso termine di paragone scatta anche per i vari super-eroi: L’Uomo Ragno (Spider-Man), i Fantastici Quattro, Batman, Superman ecc., avevano tutti tirature dieci volte superiori a quelle recenti.

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Cover L’Uomo Ragno Gigante della Corno © Tutti i diritti riservati.

Vendite da centomila a diecimila copie

Non è un segreto, e viene ribadito in più interviste, che una collana come L’Uomo Ragno vendesse – ai tempi dell’editoriale Corno, tra il 1970 e il 1980 – circa centomila copie e che la collana gigante, che ristampava le avventure del personaggio sin dall’esordio, sfiorava le centocinquantamila copie. Ai giorni nostri, Spider-Man, secondo voci di corridoio, non tocca nemmeno le diecimila copie – tra edicola e fumetteria – e cioè ben oltre novantamila copie in meno della media di un tempo: vende un decimo. Analizzo il fenomeno delle tirature dei fumetti di super-eroi in questo articolo.

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Cover i Fantastici Quattro della Corno © Tutti i diritti riservati.

La decimazione generale delle tirature

Sorte analoga è toccata alle altre collane della Marvel Comics, consolidando una regola non scritta che ha abbassato tutte le tirature del novanta per cento. I Fantastici Quattro, collana storica della Marvel e primo albo che inaugura il nuovo corso americano, amatissima e seguita anche in Italia, segue il medesimo destino del tessiragnatele e offre tirature, nel periodo d’oro italiano, attorno alle cinquantamila copie, oggi ridotte a una cifra sotto le cinquemila: un decimo di quanto vendeva a metà degli anni ’70. Per L’incredibile Devil, Il mitico Thor, Capitan America e gli altri fumetti della casa delle idee si conferma la stessa regola non scritta e il novanta per cento delle tirature in meno.

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Cover Superman della RW Lion © Tutti i diritti riservati.

La Distinta Concorrenza viaggia a metà

La DC Comics in Italia ha un fato ancor più ingrato e un’affermazione claudicante, dovuta ad una storia editoriale spesso interrotta a causa dei contraccolpi del mercato fumettistico. Da Mondadori a Williams, da Cenisio a Play Press, solo per citare alcuni editori, vedono la Distinta Concorrenza conquistare quote di appassionati in misura minore rispetto alla Marvel Comics, per cifre che si aggirano attorno alla metà. Se L’Uomo Ragno, nel suo momento migliore, vendeva centomila copie, Superman, bandiera principale della DC fino al secolo scorso, sfiorava le quaranta / cinquantamila. E oggi, per la contrazione del mercato, l’uomo d’acciaio non tocca neppure le quattromila copie, tra edicola e fumetteria: un decimo delle sue tirature migliori.

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Cover Batman della RW Lion © Tutti i diritti riservati.

La proprietà commutativa della DC in Italia

Se in casa Marvel, per quanto riguarda il mercato italiano, L’Uomo Ragno (Spider-Man), tranne brevi periodi di calo, è sempre stato il fumetto più venduto, in casa DC e nel nostro paese la questione varia. Superman ha condiviso il primato delle tirature con Batman sin dal debutto in edicola, ma piazzandosi comunque davanti, almeno sino all’editore Cenisio per il quale l’uomo d’acciaio rimane l’ultima collana pubblicata, a fronte di un interesse maggiore dei lettori nei suoi confronti. Da vari anni a questa parte, leader di vendite della DC è diventato Batman, strappando il primato al collega in calzamaglia. Tuttavia, nonostante il mutamento dei gusti, neppure l’uomo pipistrello sfugge alla regola del decimo e il suo quindicinale, targato RW Lion, si vocifera veleggiare tra le cinquemila e le diecimila copie: cambiando l’ordine dei fattori della moltiplicazione, il risultato non cambia.

Zagor e i fumetti prodotti in Italia

Marvel e DC sono case editrici americane: producono i loro fumetti in suolo statunitense e li distribuiscono poi nel resto del mondo tramite accordi con altri editori locali. Sebbene per questi colossi internazionali, con personaggi nati da vari decenni, il calo delle tirature italiane sia altissimo, la produzione italiana ha un mercato affine. Zagor vende duecentoventimila copie, nel suo periodo d’oro, ai giorni nostri ha una tiratura inferiore alle trentamila. Dylan Dog giunge a settecentomila copie, negli anni ’90, adesso si avvicina alle settantamila. Ma ai due esempi di casa Bonelli, seguiti da fumetti dello stesso editore con destino analogo – basti pensare alle centocinquantamila copie di Mister No e alle quindicimila circa, verso la chiusura della prima serie – possiamo aggiungere Alan Ford, con le sue cento/centocinquantamila copie degli anni ’70 per arrivare alle, si sussurra, scarse diecimila attuali.

Dove sono finiti i lettori?

È fin troppo facile imputare la caduta verticale delle vendite alla crisi dell’economia, della cultura, della società in generale che privilegia intrattenimenti votati alla tecnologia videolucida: a fronte di campioni d’incassi al cinema, i titoli e le collane dei fumetti omonimi ricevono scarsi, o solo temporanei, benefici. Il novanta per cento dei lettori ha semplicemente smesso di acquistare gli albi cartacei? Non è del tutto vero: è aumentata l’offerta. Oggi il mercato fumettistico ha una base inferiore di acquirenti, ma questi appassionati comprano molte più testate di un tempo. Zagor, per citare un singolo esempio, non esce più con una sua unica collana regolare, ma costringe l’appassionato a valutare speciali, semestrali, annuali e maxi intitolati allo stesso personaggio; sorte identica è riservata a Tex, Diabolik, ai comics dei super-eroi e persino a protagonisti considerati minori. Il lettore tipo degli anni ’70 e ’80 seguiva un fumetto, forse due, sporadicamente altri, adesso il singolo acquirente tipo porta a casa dall’edicola e dalla fumetteria cinque/dieci e più collane regolari, a uscita mensile e quindicinale.

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Cover Zagor della Sergio Bonelli Editore © Tutti i diritti riservati.

Le fumetterie aiutano il lettore tipo

In virtù di questa nuova tendenza, ormai consolidata da qualche anno, le case editrici hanno abbassato le tirature per aumentare il numero di uscite: comics che in passato si reggevano per pochi numeri, prima di essere costretti a chiudere, escono regolarmente e altri che non hanno mai avuto una testata propria riescono a ottenerla. Per incentivare l’attitudine del mercato, la maggior parte delle fumetterie concede ai propri abbonati degli sconti variabili, tra il dieci e il quindici per cento. Il piccolo risparmio permette all’appassionato di seguire un maggior numero di collane e di appoggiare le nuove inclinazioni editoriali.

L’incerto futuro del fumetto

Ad eccezione di poche edicole localizzate in luoghi di alta intensità di traffico, come le stazioni ferroviarie e metropolitane, non ci sono più chioschi che espongono dieci, venti e persino trenta copie di Zagor, Alan Ford, L’Uomo Ragno, Superman e degli altri eroi cartacei, nella maggior parte dei casi presenti in un paio di copie al massimo, quando ci sono. Gli unici a reggere ancora una grossa visibilità sono Tex e, parzialmente, Diabolik. Il meccanismo che costringe l’editore a pubblicare un’offerta molto ampia e il lettore ad acquistare varie collane, talvolta intitolate al medesimo personaggio, scricchiola già da un pezzo ed ha spinto le case editrici a sopperire alla costante perdita con nuovi aumenti di prezzo. Se la direzione non cambia, il futuro sarà nelle mani di uno sparuto numero di appassionati con possibilità economiche tali da coprire un esborso economico che renderà il fumetto una forma d’intrattenimento meno popolare e più aristocratica.

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